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C’è più sale nella vita se riduciamo il sale in cucina: 5 grammi al giorno è davvero quanto basta.

07/09/2022
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Benessere

Il recente studio pubblicato sull’ European Heart Journal parla chiaro: consumare molto sale può ridurre le aspettative di vita e provocare l’insorgere di ictus. La ricerca è stata condotta su un campione di più di 500.000 persone, seguite nell’arco di nove anni dal team di esperti coordinato dal professor Lu Qi della Tulane University di New Orleans, negli Stati Uniti. Scopo dello studio era comprendere se e in quale misura l’aggiunta di sale possa influire sull’aspettativa di vita in generale.

 

Il risultato della ricerca non lascia spazio a molti dubbi: aggiungere sale agli alimenti, aumenta il rischio di mortalità prematura. Il sale è infatti la fonte primaria di sodio nella dieta, che a sua volta, quando è consumato in eccesso, è associato a un aumento della pressione arteriosa e del rischio di sviluppare malattie cardio-vascolari, ictus, e altre patologie cronico-degenerative.

 

Ad influire nel computo totale del sale assunto quotidianamente rientra non solo il sale che noi aggiungiamo ai cibi preparati in casa, ma anche quello definito “nascosto”, perché presente negli alimenti che acquistiamo già pronti. Si parla di formaggi, insaccati, cibi confezionati come pane, cracker, snack e biscotti, alimenti in scatola e condimenti.

Secondo le stime dell’Oms, in alcuni paesi addirittura l’80% del sale assunto proviene dal cibo della ristorazione e da alimenti trasformati e ultra-trasformati, come piatti pronti, salumi e snack.

È interessante comunque notare che la pericolosità legata al consumo di sale sembra attenuarsi quanto più si consumano frutta e verdura.  In altri termini, una maggiore frequenza di aggiunta di sale agli alimenti era significativamente associata a un rischio maggiore di mortalità prematura in quei partecipanti che non mangiavano abitualmente le cinque porzioni giornaliere raccomandate di frutta e verdura, benefiche per il loro contenuto di potassio.

In Italia consumiamo mediamente tra i 7 e i 10 grammi di sale al giorno. Ben di più rispetto ai meno di 5 grammi di sale al giorno, consigliati dall’Oms, ma comunque con una diminuzione del consumo giornaliero pari a circa il 12%, negli ultimi dieci anni. E proprio per sensibilizzare su questo tema il World Action on Salt & Health promuove nel mese di marzo la Settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale.

Ma come si può fare a ridurre l’assunzione di sodio nella nostra dieta? Il nostro Istituto superiore di sanità ha elaborato alcuni semplici suggerimenti quali: preferire alimenti freschi e non trasformati, come frutta, verdura, carne e pesce, e cucinarli aggiungendo sempre meno sale, da sostituire eventualmente con delle spezie. È inoltre raccomandato non tenere la saliera a tavola.

Allo stesso modo occorre imparare a leggere le etichette per poter scegliere alimenti che riportano fino a 0,3 grammi di sale in 100 grammi.

 

All’interno del programma Guadagnare Salute, il Ministero della Salute, infine, ha promosso una serie di iniziative volte a sensibilizzare la popolazione, ma anche i produttori di alimenti artigianali e industriali, verso un ridotto impiego di sale, nel quadro del Piano d’azione globale dell’Oms per la prevenzione delle malattie non trasmissibili, che prevede una sua riduzione del 30% entro il 2025.